La Presentazione del libro di poesie Tutt'uno

Posted by Roberta [ mailto:email@email.com ]
Date: 25-10-2016 - 12:08 am
Category: Poesia

Nelle liriche di questa nuova raccolta di Roberta de Thomasis ciò che si coglie immediatamente, quando, ad una prima lettura, affiorano appena i contenuti emotivi e concettuali, che emergono appieno solo dopo successivi e meditati ritorni sul testo (ché la poesia di livello non è merce di facile e frettoloso consumo), è la musicalità. Una musica elegante e sommessa, che si scoprirà perfettamente adeguata all’ispirazione e al mondo emotivo dell’Autrice. Brevi partiture costruite su rime interne (Dottrina passaggio obbligato / ma senza peccato il sesso), rime insistite (esplosione di odio covato serpente / si insinua venefico tra gente innocente, / in un Paese libero accogliente), assonanze (tra i colori delle corolle; di foreste infestate da gas; al naufragio i fratelli; fagotti cappelli fazzoletti al vento), chiasmi raffinati: ogni ape, formica / il suo tragitto con un seme / un polline. Ma, per questo aspetto, senza insistere sulla scomposizione dei versi, destinata a trasformarsi fatalmente in una dissezione del corpo vivo della poesia alla ricerca di reperti significativi, è sufficiente rievocare l’armonia de “L’anima rondine”: In ascolto inquieta la vita / mondo in frastuono / cerca rifugio l’anima / rondine trasmigrata / raccoglie pagliuzze e fango / per un nido sotto le tegole.
Versi come questi non si improvvisano, non sono l’espressione ingenua di uno stato d’animo. Nascono dall’assorta lettura dei poeti e da un lungo e laborioso esercizio di scrittura. I versi della de Thomasis contengono una cifra, o per meglio dire, una misura classica, che si palesa, verrebbe da pensare con un intento programmatico, nell’incipit del componimento che apre la raccolta e ne costituisce il titolo: “Tutt’uno”, dove la giustapposizione dei primi due versi ricomporrebbe un endecasillabo: Giorno felice pace con se stessi; secondo una procedura adottata anche nell’apertura della seconda lirica, “Per caso”: Urge la fame si fa presto a dire. E aggiungerei, a tale proposito, il ricorso ad altri endecasillabi sparsi, individuabili senza interventi sticometrici, in “Odio di fantasie malate”: In un Paese libero accogliente ed ancora di un nemico che inneggia a un dio violento. Qui l’identità della forma metrica dei due versi e le assonanze in clausola assolvono forse la funzione di sottolineare l’antitesi, in questo caso legittimamente manichea, tra civiltà e barbarie.
D’altro canto movenze classiche informano interi componimenti, come “Polena”, dove il lettore coglie in filigrana le musicalità e gli incanti remoti dei lirici greci, da Alcmane a Saffo, sulle note dei quali si è costruito lo stupore dei poeti di fronte alla notte. Qui la tradizione affiora anche nella variazione di motivi a noi più prossimi, in quelle onomatopee marine, sciabordio dell’onda / batte il vascello, / libeccio veleggia / bianco avvolge, che ricordano il magistero poetico dannunziano.
Si coglie nei versi della raccolta una tensione verso l’essenziale, che porta a distillare le immagini e le parole cui esse sono affidate. La de Thomasis compone per sottrazione, ricorrendo ad espressioni selezionate e adottando una sintassi scarna e spesso ellittica, secondo una procedura compositiva che, come nella pittura impressionista, riesce a ricreare, con pochi tratti, immagini, situazioni e stati d’animo.
La poesia evocatrice della raccolta, anche quando rimanda alla realtà fattuale, pubblica o privata, ne riproduce gli echi, le armoniche emotive, secondo un codice di risonanze affatto personale. L’essenzialità, l’eliminazione del superfluo non sembrano identificare soltanto una procedura compositiva. Se ne indovina la matrice, sottesa al metodo che informa la versificazione, in una consuetudine, che si è fatta esercizio rigoroso, di indagine interiore, di costante applicazione a riordinare il divenire magmatico dell’anima.
I motivi consueti della poesia dell’Autrice vanno individuati nell’ascolto di se stessa, gli affetti, l’attualità, la natura; motivi non di rado indissolubilmente ed armonicamente intrecciati.
In “Tutt’uno” la storia e l’attualità tragica intrudono in misura maggiore, filtrate attraverso la sensibilità e la profonda umanità dell’Autrice. E proprio per l’assimilazione emotiva e sentimentale degli avvenimenti della contemporaneità evocati, nei versi non c’è ombra di retorica, ma soltanto autenticità disarmata. Non è dato di sapere se la presenza maggiore dell’attualità rispetto alle raccolte precedenti vada ricondotta all’urgenza della Storia che batte sempre più violentemente alle porte svagate dell’Occidente, o allo spalancarsi autonomo e consapevole dell’io poetico sugli orizzonti inquietanti del presente.

Fabrizio Domenicucci

Source URL: