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Radio 103

Scritto da: Roberta il 05-06-2008 - 09:42 pm

Era iniziato l’ultimo anno del liceo, ma una bella sorpresa venne a distrarmi dal pensiero che mi aspettavano gli esami di Stato e diede una svolta divertente all’inverno del ’76. La mia amica Renata mi disse che un amico comune, Fabrizio, stava per aprire una radio libera e voleva parlarmi di questo progetto. Andammo a casa sua un pomeriggio e lui, molto seriamente, mi spiegò che, insieme a due ragazzi sardi che avevano già un po’ di esperienza, avevano comprato le attrezzature per trasmettere via radio in modulazione di frequenza, che volevano trasmettere soprattutto musica, almeno all’inizio, e avevano già affittato un locale, molto vicino, tra l’altro, a casa mia. La cosa mi incuriosiva, ma io che c’entravo? Fabrizio mi disse che aveva pensato a me come disk-jokey, perché avevo una bella voce ed ero una ragazza disinvolta.
Io rimasi molto lusingata dalla proposta e, anche se avevo un po’ paura dell’incognita di attrezzature che non avevo mai visto, accettai di provare.
La sede di Radio 103 era in un piccolo locale a piano terra alla Civitella. Le trasmissioni erano in diretta. Con il gruppo “fondatore” avevamo deciso insieme che avrei fatto ascoltare musica di cantanti e cantautori italiani, che era quella che conoscevo di più, chiedendo agli eventuali ascoltatori se volevano delle dediche, per sé o per amici e innamorati.
All’apertura del microfono, la prima volta, avevo accanto Andrea, che mi aiutava a sincronizzare i tempi tra i cambi dei dischi e gli ingressi della voce per annunciarli. Avevo paura che la mia voce tremasse, ma arrivò la telefonata di Fabrizio, in ascolto di verifica, che annunciava entusiasta che ero andata benissimo e ero molto radiofonica -come diceva lui- e allora presi coraggio e via via cominciai davvero a divertirmi. Anche Antonio, un ragazzo sardo direttore responsabile della testata, era contento di me. Con nostra grande sorpresa, dopo pochi giorni cominciarono ad arrivare molte richieste di dischi e di dediche, dischi di De Gregori e Guccini, di Alan Sorrenti e Angelo Branduardi, canzoni già famose e altre che lo diventarono in quel periodo, come “la musica ribelle” di Eugenio Finardi che divenne un po’ il nostro inno. Andavo tutte le sere in radio, in trasmissione anche fino a mezzanotte, mi passavano i fogliettini con le rischieste che venivano dalle telefonate e a volte parlavo al telefono mentre mandavo in onda i dischi e feci alcune scherzose amicizie.
Fu in quel periodo che conobbi Giulio, un ragazzo che veniva a prendermi con una favolosa Jaguar bianca e una volta me la fece anche guidare. Avevo poi un dolce e timido corteggiatore che mi portava a passeggiare sul mare, ma non ebbe mai il coraggio di dirmi apertamente che gli piacevo e forse sbagliò, perché io neanche ero molto coraggiosa. I miei amici della radio scherzavano sui miei ammiratori e il mio successo, finché arrivò ad intervistarmi un giornalista del Messaggero, che pubblicò insieme all’articolo, intitolato “I dischi di Roberta”, anche una mia fotografia mentre ero in trasmissione. Pochi giorni dopo c’era a scuola la consegna delle pagelle del primo quadrimestre ed io cominciavo a temere un po’ che la mia distrazione dallo studio mi avrebbe creato qualche problema. Invece il nostro preside, uomo gentile e spiritoso, riconsegnandomi la pagella si complimentò perché –la nostra Roberta- disse- pur essendo ormai diventata famosa, riesce ancora a prendere buoni voti!-



1 Commento

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Di: Alli Inviato il 25-06-2013 - 01:05 pm



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