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Arriva Irene

Scritto da: Roberta il 28-03-2008 - 08:52 pm

Quando arrivo nella notte in ospedale un’infermiera mi accompagna nella sala travaglio, mi fa stendere in un lettino e mi collega ad un monitor. Permette a Pino di restare con me finchè nella sala non arrivano altre donne in travaglio. Prima dell’alba arriva Anna Maria e dà il cambio a Pino su una sedia accanto al mio lettino, tenendomi la mano. C’è una donna di fronte a me che travaglia per la sua terza figlia e entrerà in sala parto in meno di due ore. Le fitte di dolore al mio utero si fanno più intense, in certi momenti ho l’impressione che qualcosa, tra la schiena, i reni, la pancia, stia per rompersi. Anna Maria mi ricorda della respirazione, ma quando il dottor Tella mi infila la mano in vagina per verificare l’apertura del collo dell’utero i dolori sono tremendi, non vedo l’ora che tutto finisca. Sono quasi le 11 quando decidono che la dilatazione è abbastanza, e mi fanno alzare dal lettino per passare dalla sala travaglio alla sala parto. Mentre muovo pochi passi, appoggiata ad Anna Maria, la porta si apre sul corridoio e vedo Pino che mi fa un cenno di saluto, mi sembra pallido. Stesa sul lettino del parto, riconosco Daniela, giovane ginecologa mia antica compagna nelle lezioni di pianoforte. E’ sorridente e ferma, mi incita decisa a spingere, io mi appoggio al braccio di Anna Maria e la stringo forte, lei mi incita, la sua voce mi dà forza, coraggio, e dopo tre quattro serie di spinte, finalmente spingo più forte e urlo, sento il corpo della bimba scivolare tra le mie gambe. Sono frastornata, ancora sospesa tra le spinte, la paura e il sollievo, in attesa di un cenno, una parola, che mi dica della bambina. Sono stanca, ho un po’ di dolore ancora mentre Daniela ancora è sul mio corpo per ricucire lo strappo.
Irene ha un po’ gli occhi da cinesina, come mia madre. L’ho vista piccolissima, bagnata e sporca di sangue. Ha tirato fuori il primo urlo e io ho respirato di sollievo, è viva. Scoppiata nel pianto e io penso respira, sta bene.
-E’ sana?- domando con un po’ di paura.
-Sì- dice Anna Maria- sta benissimo.
Nel corridoio fuori dalla sala parto Pino mi viene incontro. Poi mia madre, mia sorella, sua madre, hanno tutti gli occhi lucidi, mi dicono che sono stata bravissima. L’ostetrica mi segue con un fagottino tra le braccia, è mia figlia!
Arrivata in un letto mi abbandono al riposo, Pino accanto mi stringe le mani.
In silenzio, aspettiamo. Sappiamo che dopo il bagnetto e dopo averla vestita, ci porteranno la bambina per qualche minuto. E arriva. Con il coprifasce verde acqua a pois bianco, con un colletto così grande che sembra una farfalla, la mia farfallina, la nostra farfallina. Pino la prende tra le mani e la tiene adagiata, Irene ha il viso un po’ scuro ancora per lo sforzo, il visetto tondo e liscio, ha qualche piccola grinza attorno agli occhi, ma si vede che il taglio è allungato, all’orientale. Ha i capelli scuri, le mani paffutelle, così piccole. E’ meravigliosa. Non riusciamo neanche a parlare per l’emozione.



1 Commento

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