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L'annuncio di Irene

Scritto da: Roberta il 26-03-2008 - 11:46 pm

Chiome degli alberi fiorite di bianco e di rosa. Abbiamo passeggiato nei viottoli tra i campi, nell’erba alta dove Bianca quasi scompariva e Silvano e Giovanna ci hanno portato fino ad un ovile dove da poco erano nati gli agnellini. Giovanna si è fidanzata con un suo collega agronomo, si muovono nella campagna come solide e solari divinità. Bianca è impazzita di meraviglia e di gioia tra tutti quei batuffolini tiepidi di pelo bianco che belavano piano, in braccio a Marina, col suo caschetto di riccioli biondi, tendeva le manine paffute e curiose verso gli altri cuccioli. Marina era arrivata a trovarci da Bologna con la bimba che aveva 18 mesi. La mattina Bianca si svegliava prima di noi ed era Pino a scaldarle il latte e a fare colazione insieme a lei. Io avevo comprato in farmacia il test di gravidanza. E una mattina aspettavo insieme a Pino, in trepidazione, il risultato. L’abbiamo guardato insieme. Quando ci siamo guardati negli occhi dicendoci che aspettavamo un bambino è stato un lampo di felicità che è passato tra noi come una scossa elettrica. Poi è arrivata in bagno anche Marina, a vedere quella specie di semaforino colorato che affermava che sì, inequivocabilmente, sarei diventata mamma! La presenza della piccola Bianca rendeva più forte la mia tenerezza all’idea di avere una bambina piccola tra le braccia con me, in quella casa. La mia gioia era confermata da quella di Pino e degli altri familiari e amici. Avevo smesso di fumare da pochi mesi, con una determinazione improvvisa, che era poi un po’ barcollante. La gravidanza confermò il mio definitivo abbandono del fumo. Io non sapevo che proprio in quei giorni era arrivato in redazione il via libero per la mia assunzione e ho annunciato la mia gravidanza. Mi hanno detto così che quello non era proprio il momento giusto per fare un figlio e così l’assunzione sfumava! Ho pianto un po’, ci ho messo qualche giorno per realizzare il torto che stavo subendo, intanto ho scritto ancora qualche articolo, fino a quello della processione del venerdì santo. Poi, alla caporedattrice che continuava a cercarmi ho detto che no, non era per paura di stancarmi, ma non avevo più intenzione di collaborare, e così è stato.
In quelle mattine di primavera dormivo fino a tardi. A volte mi svegliava una telefonata di papà che, dal negozio, si informava di come stavo. La sera aspettavo che tornasse Pino, che lavorava a Pescara. Ho ripreso i colloqui con lo psicologo junghiano, che mi ha consigliato di fare per il parto una preparazione insieme a Pino. Così andammo da Donatella, giovane ma determinata, che ci guidava insieme negli esercizi di respirazione, ascoltava dubbi e paure. A volte ci faceva sedere per terra e Pino mi toccava la pancia, le spalle. Stabilivamo così che lui partecipava attivamente a quella lenta crescita della nostra creatura dentro di me. La ginecologa era la mia amica Anna Maria. Alla prima ecografia ha mostrato a me e Pino il cuoricino che batteva e lui si è commosso quasi più di me. Alla seconda ecografia ha detto che un’idea sul sesso ce l’aveva, femmina, ma noi abbiamo deciso di non dirlo a nessuno. Abbiamo cominciato a parlare dei nomi. E quando io ho proposto Irene Pino è stato subito entusiasta e non abbiamo più cambiato idea.



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