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Oltre il Teatro dell'Angelo

Scritto da: Roberta il 02-05-2019 - 06:47 am

Il Teatro dell'Angelo ha tre serrande abbassate e un saluto di vernice nera di buonanotte al popolo. Tempo nuvolo tra gli alberi altissimi, il fogliame folto, pochi passanti, qualche portiere sulla strada a mezzogiorno. Primo maggio a Roma nel quartiere Prati, tre cugini di bella età vanno in trattoria e parlano della Cina. Di un viaggio con i genitori in un mondo diverso, nel 1983, Piazza Tien-an-men attraversata come un'intera città, biciclette che trasportano mobili, maialini, regali raffinati in omaggio nelle camere degli hotel.
Mangiamo a base di pesce, semplice, vino bianco in caraffa. Cameriere anziano ma sveglio, ci offre una squisita pastiera napoletana. La cugina ricorda una cucina cinese buonissima al vapore, grande varietà di verdure e ravioli ripieni di carne, tavoli girevoli per condividere dalle coppette, la bellezza dei bambini e di una donna alta, elegante come una modella.
Nella trattoria la clientela è varia, coppie giovani e anziane, amiche, famiglie, belle ragazze e uomini appesantiti, folla rumorosa che tramesta, lo spazio è stretto tra i tavoli, il locale si è riempito ad ondate e chi è arrivato presto si trattiene col caffè , mentre qualcuno aspetta l'antipasto. Si mischiano colori odori, gomito a gomito, i camerieri hanno accelerato il ritmo, generazioni di un popolo romanesco dall'aria smaliziata, un po' saputa ma non pretenziosa, volti più stanchi che allegri, forse anche perchè il sole non brilla, fuori comincia a piovere.
Al ritorno alla macchina i tre cugini parlano di un imminente viaggio, di una figlia, di uno zio scambiato per un rapinatore, di una telefonista che cerca un omonimo e bisogna chiarire che chi cercano è nato in un anno diverso.



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