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La mimosa e la strada di casa

Scritto da: Roberta il 07-03-2008 - 11:01 pm

C’era una volta una bambina di nome Elisa, che abitava in un bosco con i genitori e una sorellina, che si chiamava Matilde. Il loro papà era un cacciatore e partiva all’alba col suo fucile e i cani, mentre la mamma in cucina preparava torte profumate di frutti di bosco. Elisa e Matilde giocavano tra gli alberi e il ruscello. Il papà aveva costruito per loro una bellissima altalena e le bimbe si divertivano a spingersi in alto e toccare gli alberi e il cielo. Un giorno, era già il tramonto e il papà non tornava, come le altre sere, col suo carniere di lepri e di uccelli. Ad un certo punto Elisa e Matilde sentirono da lontano l’abbaiare dei cani e si misero a correre per andare loro incontro. Ma cammina e cammina l’abbaiare dei cani era sempre più lontano e capirono di aver sbagliato strada. Provarono a tornare indietro, ma i sentieri sembravano tutti uguali, finchè arrivò la notte. Per fortuna era una notte di luna piena e al chiarore si misero a cercare un riparo per dormire. Sentirono lo scrosciare di un ruscello e si avvicinarono a bere, poi raccolsero qualche mela selvatica, la mangiarono e si addormentarono abbracciate per farsi coraggio e sentire un po’ meno freddo. Alla mattina, quando si svegliarono, videro che oltre il ruscello non c’era più il bosco fitto, ma un immenso prato. Sorprese e contente, decisero di attraversarlo e di andare a scoprire fin dove arrivava. Camminavano nell’erba alta, piena di margherite e papaveri e cammina cammina il prato diventò un bellissimo giardino. C’erano cespugli di fresie odorose, alberi bianchi di gelsomino, un laghetto dove galleggiavano rosee ninfee, macchie rosse e azzurre e viola di fiori che non avevano mai visto e al centro di quel paradiso un enorme albero di fiori gialli, così piccoli e delicati che l’albero sembrava coperto da un manto di neve colorata. Le bambine erano felici e stordite dai profumi. Passarono la mattinata camminando tra quelle meraviglie, ma il sole divenne alto e la fame e la preoccupazione di essere così lontane da casa tornò. Elisa e Matilde, un po’ scoraggiate, si stesero sotto l’albero abbracciate e cominciarono e domandare l’una all’altra:- cosa penseranno adesso i nostri genitori?- - Ci staranno cercando?- - Ci troveranno?- Ad un certo punto una voce rispose:- i vostri genitori vi stanno aspettando, perché sanno che voi troverete la strada di casa-.
Chi aveva parlato? Elisa e Matilde si guardarono un po’ stupite e poi tutte e due guardarono l’albero di mimosa dal quale sembrava arrivare la voce.
-Ma è proprio l’albero che ha parlato?- Si domandarono l’una l’altra.
-Sì, sono io- continuò la voce – sono un albero di mimosa, ma dentro di me c’è l’anima di una donna, una donna morta bruciata tanti anni fa, ma che è rimasta viva nel polline della terra e fa ritrovare, a chi si perde, la propria strada.
-Allora fai giusto al caso nostro- rispose contenta Elisa.
Matilde aveva un po’ paura e si strinse forte alla sorella. -Perché sei bruciata?- domandò la piccola Matilde. -Perché un uomo malvagio mise fuoco a una casa dove lavoravo con le mie amiche e ci arse vive proprio come fanno con i boschi gli uomini malvagi. Così la mia anima e quella delle mie amiche volarono a rifugiarsi in queste piante dai tanti pollini, per lasciare che il nostro ricordo continuasse a propagarsi nel mondo. -Ma noi come faremo a tornare a casa? Tu puoi aiutarci?- domandò Elisa, abbracciando forte il suo tronco. -Salite tra i miei rami delicatamente, per non spezzarli - rispose la mimosa – e andate a prendere un piccolo scoiattolino che si è rifugiato tra i miei fiori.- Elisa si arrampicò agile e vide la lunga coda dello scoiattolo, che, attaccato al tronco, tremava di paura. -Non aver paura di noi, piccolino.- gli disse Matilde- Lo prese in mano delicatamente e lo portò giù nel prato.
Lì lo scoiattolo raccontò alle bambine di aver perso la sua mamma e loro gli raccontarono la loro storia. A quel punto intervenne la mimosa e disse alle bambine:- ora vostro compito è riportare questo scoiattolino oltre il prato. Lui ha paura ad attraversarlo da solo, di essere catturato da qualche grosso animale. Riportatelo nel bosco e accompagnatelo finchè non troverà la sua mamma.-
Così Elisa e Matilde, insieme con lo scoiattolino, salutarono la mimosa e si incamminarono. Riattraversarono il prato tra i fiori e giunsero al bosco. Subito lo scoiattolo fu tranquillo e sicuro di ritrovare la sua casa tra gli alberi e sgattaloiò in alto tra i rami, dicendo alle bambine di seguirlo. Così, col naso per aria lungo il sentiero, Elisa e Matilde cammina cammina arrivarono al ruscello accanto alla loro casa. Lo scoiattolino le salutò contento che anche le sue amiche avessero ritrovato la loro casa e promise che sarebbe tornato a trovarle.
Che sorpresa sentire da lontano l’abbaiare dei loro cani! Ma un’altra sorpresa le aspettava. Proprio davanti alla casa trovarono la mamma che guardava stupita un grande albero di mimosa. – Figlie mie, siete tornate finalmente!- esclamò la mamma stringendole tutte e due in un abbraccio. - Vostro padre vi cerca da ieri, ma io non mi sono mossa di qui per aspettarvi a casa, e non so proprio come sia potuto crescere in un solo giorno un albero così bello.- Le bambine l’abbracciarono felici e la mamma, dopo aver pianto di gioia e consolazione, corse in casa a preparare una torta per il loro ritorno. Allora Elisa e Matilde sentirono una voce provenire dalla mimosa:- bambine, ora avete imparato che per ritrovare una strada persa, bisogna aiutare qualcun altro a ritrovare la sua.- Le bambine furono commosse e felici di avere adesso un’amica così saggia sempre vicino a loro, ma decisero di non svelare il segreto ai loro genitori, perché sapevano che non sempre i grandi credono a quello che i piccoli raccontano.



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