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Milano e un po' di Expo

Scritto da: Roberta il 14-10-2015 - 09:15 pm

La biodiversità, dopo la pioggia di luce dell’albero della vita nella notte, parte dal Cervino un camminamento stretto tra le piante lungo l’Italia, alberi e erbe, siepi si snodano toni di verde ed odori, frutticoli, foglie, fino al Mediterraneo, la palma, il cactus, il mirto della Sardegna. Microcosmo delle proprie radici, ricordi di tanti paesaggi attraversati e amati.
Accanto alla fontana azzurra zampillante cibo iraniano, the caldo, lungo il decumano nel caos della festa ci addentriamo in cupole africane squillanti di colore, vive di gente che guarda, tocca, domanda.
Nel ventre dello scheletro di legno della balena bambini; camminiamo lungo i padiglioni ornati, affollati, architetture del mondo, orti di cereali e legumi, cumuli di frutta, stand profumati di cioccolato e di caffè, improvvisi gruppi musicali , maschere, turisti con cappelli cinesi, in alto migliaia di braccia con i telefonini a cogliere flash.
L’indomani Art and foods , pranzo e brindisi in giardino, disseminato di sculture, accanto ad una chiave di violino dove bambini fanno lo scivolo. Inquadro alla giusta distanza I nuotatori di De Chirico , biondo e bruno, nello slancio, immersi nel parco di un giorno di ottobre col sole.
Nelle sale ampie e stracolme quadri d’autore e oggetti d’uso, oli e porcellane, musica, fotografie seppia, teche di Budda, miniature, pop-art, una congerie di manifesti di reclame Liberty, ambienti di cucine soggiorni caffè primo-Novecento, oggetti come la mucca Carolina e Susanna tutta panna che ti spedivano raccogliendo punti.
Un centrifugato della società dei consumi. Pause i momenti di bellezza davanti a una singola opera, assediata dalla molteplicità.
Milano apre il respiro nella grande piazza con nodi di tubi colorati – in fondo mura del Castello sforzesco- dove aspettiamo il tram 1. Attraversa il centro , palazzi chiari austeri nobili, la facciata del Teatro alla Scala , apertura di slarghi, tratti alberati, un bell’andare che a momenti mi ricorda Parigi.
Mastodonte la Stazione, pietra come montagna rocciosa, grigio maculato, possenti cavalli alati, una lupa che non riconosco romana, monumento fascista che ha qualcosa di sovietico. Il corridoio interno è più accogliente e armonioso, invita a tornare.



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