Categorie

Archivio mensile

Navigazione

Salgado

Scritto da: Roberta il 20-12-2014 - 07:12 pm

Dal film “Il sale della terra”
Introduzione
Uomini come scimmie infangate, dannati in un girone infernale si calano nella fossa profondissima correndo perpendicolari, come un formicaio procedono irti su scale infinite col sacco sulle spalle. Migliaia di uomini cercano nella terra polvere d’oro, in un’enorme fossa in Brasile, sembrano schiavi egizi o romani, ma sono uomini liberi affamati che si disperano per trovare un filone e quando lo trovano si dividono la terra e diventano schiavi quelli che risalgono le lunghissime scale col loro sacco colmo e non vi trovano pagliuzze d’oro.
Qualcosa della storia
Salgado cresciuto con sei sorelle in una fazenda brasiliana, in una foresta pluviale, pic-nic ai piedi di una cascatella, scrutare col padre l’orizzonte di montagne e sognare di andare oltre. Allevavano tanti animali, dal paese partivano treni carichi di minerali e Sabastiao parte anche lui, a 15 anni, per andare a studiare nella capitale dello stato. A Victoria, due anni dopo, incontra Lelia, l’amore della sua vita. Partono insieme per Parigi, studia economia, Lelia architettura e compra una macchina fotografica che Salgado comincia ad usare. E’ fatale.
Passa presto il periodo delle foto mondane, la vocazione è il mondo, gli uomini che vivono nella sofferenza. Incontra l’Africa, le guerre,la passione per la vita degli altri, per lui gli uomini sono il sale della terra. Con la moglie progetta un’esplorazione del sud America, vita con le tribù, paesaggi selvaggi, ritratti immortali e la sua anima vista come di un dio che è arrivato a guardare gli indigeni per decidere se meritano il paradiso. Non si sottrae a prove, freddo, sembra incredibile che conquisti tanto la fiducia da avvicinarsi così agli occhi, la luce di ogni ritratto.
L’esodo dei migranti del mondo è una ferita aperta, vuole fare vedere la fame fino alla morte, cadaveri e cadaveri, corpi dilaniati in fuga dalle guerre, masse in lento penoso cammino, accampamenti sterminati di moribondi, il Rwanda è un eccidio.
Si ammala nel corpo e nell’anima.
Si sente attratto dall’inferno del Kwait che brucia i pozzi petroliferi e si immerge nel fuoco, avvampano la terra e il cielo, per le eplosioni diventa in parte sordo, oltre un cancello animali impazziti.
La moglie, filo d’argento delle tappe di ritorno, delle lettere, che tesse con lui i progetti, organizza le mostre, cresce due figli, lo riporta in Brasile nella fazenda a ripiantare la foresta pluviale desertificata.
Forse- dice il figlio più grande che lo accompagnerà nell’Artide a fotografare gli orsi- per ridare slancio, vita alla famiglia.
Nasce nei Salgado l’idea di Genesi, fotografare il mondo dov’è rimasto com’era alle origini, ritrovare alle Galapagos l’antica tartaruga – un’autorità- che ha guardato negli occhi Darwin.



Nessun Commento

    Nessun commento inviato


Scrivi un commento

Nome
Email
(non viene mostrta al pubblico)
URL
(scrivi anche http://)
CODICE DI VERIFICA
Commento