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Un cristianesimo senza Dio

Scritto da: Roberta il 02-02-2008 - 02:58 am

Esiste un cristianesimo senza Dio, di Gesù uomo eroico, della dottrina dell’amore, della fratellanza e del perdono. Pino non sopporta un cristianesimo senza Dio – lui è credente-. Io lo sento come un impegno, ma so che non può dare quella gioia di chi vive nella letizia cristiana perché sente dentro di sé di essere profondamente amato e da quell’amore prende la gioia e l’entusiasmo di amare gli altri, tutti coinvolti in un grande progetto di fratellanza sulla terra in vista di quella celeste. Quella fede e quella letizia la ricordo nella mia infanzia. Il cristianesimo senza Dio è un lavoro difficile su se stessi. Però esiste un cristianesimo di chi non si aspetta una ricompensa celeste, ma persevera nelle virtù dell’amore per migliorare i rapporti terreni. In questo mi riconosco. Ma è un cristianesimo titanico. Perché gli uomini vivono pressati dalle necessità e dai desideri e non molti intraprendono la strada di migliorarsi migliorando il proprio rapporto con gli altri, aprendosi all’altruismo. La nostra è una società molto individualista e molti identificano la propria realizzazione personale con il successo economico, con gli status simbol. Non viviamo in un clima di ascolto e collaborazione, anzi spesso la disponibilità verso gli altri non viene riconosciuta come un valore, ma come una mancanza di “centratura” rispetto ai propri obiettivi. Che consistono nel dimostrare di essere migliori degli altri avendo successo. Allora non è facile rimanere ancorati ad altri valori, a quelli che fondano l’amore sulla terra senza aspettarsi alcuna ricompensa.



4 Commenti

Esistono, secondo me, due forme di criastianesimo senza Dio. La prima è un'etica umana fondata sull'amore e sul perdono. Si tratta di una visione di "filantropia" che vede in Gesù di Nazaret un precursore-eroe, come altri Gandhi, Socrate, Confucio, Francesco di Assisi... E' una grande visione etica anche se terrena.
Il cristianesimo senza Dio che non sopporto è l'idea recente di salvaguardare del cristianesimo l'impianto dogmatico, le regole morali considerate immodificabili. Un mondo che non sa ricercare veramente valori, li compra "preconfezionati".
Più che valori si tratta di norme prescrittive che spesso diventano vuote, come "sepolcri imbiancati". Senza grazia.
Riconoscere, invece, in Gesù di Nazaret, il figlio di Dio non è un aspettarsi una ricompensa, ma un dire sì ad una chiamata.

Di: Pino Inviato il 20-02-2008 - 10:55 pm


La sua vita mi riguarda, il suo gesto mi riguarda personalmente, spesso solo questo so: che l’incontro quando mi chiama. Io l’ho incontrato una volta per sempre.

Di: roberta Inviato il 20-02-2008 - 11:25 pm


Non se se è pertinentefino in fondo con lo scritto iniziale, ma quando ho letto il titolo mi è venuto in mente un pensiero di G. Caproni inserito nel suo libro di pesie.
"Vi sono casi in cui accettare la solitudine può significare attingere a Dio. M vi è una stoicaaccettazione più nobileancora: la solitudine senza Dio. Irrespirabile per i più. Duraeincolore come il quarzo. Nera e trasparente (e tagliente) come l'ossidiana.L'allegria ch'essa può dare è indicibile. E' l'adito -troncata netta ogni speranza- a tutte le libertà possibili.Compresa quella (la serpe che simorde lacoda) di credere in Dio, pur sapendo -definitivamente- che Dio non c'è e non esiste."
Quì si parla della solitudine,ma in fondo è proprio nei momenti difficili che uno ricerca un qualsiasi supporto che l'aiuti a superare il momento e a chi fa fatica a credere pensa che la fede sia di aiuto maggiore; invece in questi pensieri la situazione viene ribaltata e il non credente si trova nel vantaggio di tutte le soluzioni possibili, non è obbligato a una sola via.


Di: Paola Inviato il 22-02-2008 - 05:18 am


quella che mi riesce difficile capire è la solitudine che dà allegria

Di: roberta Inviato il 22-02-2008 - 06:18 am



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