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Nonna Raffaella

Scritto da: Roberta il 24-01-2008 - 11:01 pm


Nonna seduta alla macchina da cucire. Il silenzio nel soggiorno con gli scurini accostati, il giornale aperto sulla tovaglia di cretonne a fioroni, l’odore del sugo che brontola piano in cucina e il pedale che pedala, la testa china e lo sguardo si alza per cercare le mie mani, per controllare che per i miei tentativi con l’ago infilassi il ditale. Io china sul cassetto grande del comò, l’ultimo in basso, tra le pezze e i ritagli, io che cerco di infilare l’ago nella stoffa che resiste e mi sfilo il ditale. L’uccellino dell’orologio sbuca ogni tanto dalla porticina con uno scatto e attacca il suo cu-cù. In alto sopra la credenza il carretto siciliano è irraggiungibile e zia Lidia non vuole che si tiri giù per giocarci e romperlo, perché le ruote non girano. Se ne sta orgoglioso, col suo pennacchio rosso sulla testa del cavallino e i pupazzetti a cassetta, di creta come quelli del presepe, il carretto di legno giallo con le ruote grandissime e tutti quei fantastici disegni rossi e verdi e blu. Nonna cuce sempre con il ditale al dito, sia mentre con la testa china sulla macchina accompagna con la mano la cucitura che si allunga e scende –cic, cic- di lato fino a terra e –stuf- gira gira il filo attorno al dito e lo stacca; sia se passa a mano l’imbastitura, col filo leggero, la mano leggera, lieve e veloce nella sua vecchiezza solerte, ma con l’affanno. Quell’ansimo leggero diventava più forte la notte su quei cuscini alti, una pila, quasi seduta. Quando faceva più caldo, se la facevamo arrabbiare. Lo strillo si affannava nelle parole che si spezzavano se ci richiamava per qualche pericolo.
Nonna Raffaella per divertirci e rendere più comodi i nostri giochi aveva sempre delle belle pensate. Quando il pomeriggio andavamo a giocare giù in cortile, soprattutto a palla contro il muro, faceva scendere i panini della merenda in un cestino di paglia laccato di verde, legato dal manico ricurvo ad un lungo spago che calava dalla finestra come un secchio in un pozzo. Abitavamo al secondo piano e non era difficile, ma era molto più buona la merenda arrivata così.



1 Commento

In reality, offered the impressive gravitational pull of any established view, it really is almost miraculous when a new paradigm claws its way out in the slime of resistance in to the clear light of acceptance.

Di: Ally Inviato il 25-06-2013 - 09:32 am



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