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Ritmo

Scritto da: Roberta il 30-03-2011 - 02:59 am

Era ad un festival jazz. Era con degli amici sugli spalti, poi nel prato. E quel ragazzo bruno ancora accanto le offrì, nel giro, lo spinello. Disse no, grazie. Trovò un’altra occasione per parlarle, il jazz. Era un esperto, appassionato. Renata era amante del ritmo, del suono, non era preparata. Però faceva commenti pertinenti, Fabrizio, diceva che sì, era proprio così: jazz, libertà della musica, ritmo profondo che scuote l’anima. Poi presero a ridere, due ragazzini. Di niente.
– Sei bellissima. Bellissima!
Mauro, nel gruppo degli amici, non la perdeva d’occhio.
Ma Fabrizio era discreto, calmo. Impertinente e discreto.
Poi, alla fine del concerto, ancora imbambolati dal suono
e da quella loro confidenza così improvvisa, nella pelle, le
domanda:
– Ti accompagno?
Renata dice:
– No, sto con i miei amici.
– Però ti vengo a trovare. Dove?
– Al mare. Ok. Sulla spiaggia.
E il giorno dopo arrivò, aveva girato ore, racconta, tra gli
ombrelloni di altri stabilimenti. Non aveva capito bene il
posto, la spiaggia.
Era un ragazzo ardimentoso. Raccontava di tuffi dalle scogliere sul Gargano, più di trenta metri, di più, el voladòr. E a lei sembrava un po’ matto. Sognava di tuffarsi ad Acapulco, al volo della morte, e quando anni dopo Renata vide los voladores lanciarsi di notte dalla grande scogliera, alla luce dei fari, ripensò a “jazz-man”, come l’aveva chiamato Mauro.
Quella mattina Fabrizio arrivò dalla spiaggia, tutto accaldato e pieno di entusiasmo, e fecero una passeggiata sul molo.Voleva baciarla, toccarla, era impaziente, gioioso. Ma Renata gli disse subito che era innamorata di un altro, di un ragazzo che però divideva con un’altra fidanzata. Fabrizio cercava di accarezzarle il seno sul copricostume verde acqua, a fiorellini,
la accarezzava, rideva come un bambino e diceva:
– È indeciso!? Ma se sei così bella!
Jazz-man era proprio un ragazzo che sprizzava energia,
allegria. Ma Mauro la sera la prendeva un po’ in giro:
– Viene stasera jazz-man?
Fabrizio era alto e nervoso, bruno con gli occhi corvini e
le mani affusolate, sapeva di buono, di pulito. Andò. Tornò.
La baciò. Ma lei aspettava un altro. L’amore vero.
Si incontrarono sul lungomare qualche anno dopo, era
l’estate del ’77. Renata frequentava l'Università a Bologna e lui disse:
– Sono successe cose importanti quest’anno.
Parlarono del Movimento e lei disse che era stata bella
l’occupazione, era bello il sogno della fantasia al potere, ma poi tutto si era rovinato.
Una sera a una festa, a Bologna, aleggiava un’aria triste,
chiusa, ferma. Erano fatti. Tutti, o quasi. Renata sentì di essere fuori posto. Le piaceva solo la musica che era nell’aria. Le piaceva quella musica jazz, lo swing. Ma poi cambiarono e misero su una cantilena, una nenia, ammaliante. I ragazzi erano ammucchiati chi sulle poltrone, chi sul letto, con gli occhi persi. Allora dice:
– Basta. Preparo qualcosa da mangiare. Ma non avete
fame?
Qualcuno annuì. La sua amica Laura entusiasta:
– Che buona idea!
Allora Renata andò in cucina a cercare una scatola di pelati,le pentole. Intanto mette su l’acqua. E poi per farsi spazio sul lavandino sposta i bicchieri, le tazze. Ecco, in mezzo,una siringa. Una siringa, così, non l’aveva mai vista. Cosa facevano gli amici di Laura, non lo sapeva? Forse non aveva voluto capirlo. Che faccio? Scappo? Una siringa lasciata lì, una distrazione, o una provocazione, un invito, a disposizione di tutti. Allora Renata con calma riempì il pentolone d’acqua, pulì carota e cipolla per fare il sugo, poi quando la pasta fu cotta servì loro, uno ad uno, il piatto di spaghetti, con il sugo di pomodoro. E nel giro tra divani e poltrone e ragazzi accosciati per terra, incontrò Fabrizio, jazz-man.
La guardò a lungo e poi sorrise:
– Renata! Bellissima!
E si alzò per abbracciarla.
Lo prese per mano e voleva portarlo via.

Da "Incroci", Roberta De Thomasis, Casa Editrice Carabba,
2010



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