Categorie

Archivio mensile

Navigazione

La casa del 1908

Scritto da: Roberta il 08-02-2011 - 02:02 am

Ho l'aspetto solido delle case dei primi del secolo, un portone massiccio, una fila di finestre al primo piano e tre balconi al secondo. Lo scalone è di pietra. Le stanze danno in parte verso il mare e in parte sul giardino.
Adesso che per lunghi mesi resto chiusa, il mio odore più forte, quello che mi distingue è l'odore dell'umido: del legno, delle mura, delle cantine.
Quando dentro di me si viveva con regolarità avevo tanti odori diversi, a seconda delle stagioni.
Nel pieno dell'inverno il mare gonfio pareva entrare nelle stanze, e non solo col rumore della risacca o delle onde che, altissime, sferzavano gli scogli, ma con il suo profumo amaro di sale e di alghe.
E poi c'era quello del carbone nei bracieri e quello dei ceppi che bruciavano nel camino. Odori di fuoco e d'acqua.
Con la bella stagione erano gli odori della terra che avevano il sopravvento: venivano dai grandi cesti colmi di pomodori e di pesche, dal basilico e dai peperoni arrostiti, dalle marmellate d'uva e di amarene.
Nei piani alti odore di lenzuola di lino, di bucati freschi, lievi essenze di cedrina e di mughetto, odore di stanze in penombra, di cera d'api, di mobili tirati a lucido.
Con Anna Maria e con Marcella sono entrati dentro di me gli odori delle creme solari e degli oli da bagno, di certe colonie speziate.
Il negozio, sia d'inverno che d'estate, ha odorato di spago e carta da pacchi, di lucido da scarpe e d'inchiostro.
Durante l'ultima guerra ho odorato di sapone fatto in casa, di caffè d'orzo e di coperte militari.


Da "Madrigale" di Giulia Alberico



Nessun Commento

    Nessun commento inviato


Scrivi un commento

Nome
Email
(non viene mostrta al pubblico)
URL
(scrivi anche http://)
CODICE DI VERIFICA
Commento