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Chamula

Scritto da: Roberta il 26-05-2009 - 05:22 am

Un giorno eravamo a Chamula, nel Chiapas. San Giovanni Battista, in quella chiesa era il dio dell'acqua e in quella chiesa bianca per terra c'era il fieno, e aghi di pino come tappeto. Per pulire, poi scopavano portandosi via insieme quel po' di fango che i piedi delle vecchie entravano, insieme alle bottigliette di coca cola. E si sedevano covaccioni, accendevano altre candele tra quelle lucette di cera e cominciavano un dondolio e una querimonia, a gruppetti attorno al crocchio largo delle candele. L'altare maggiore era nella cappella in fondo, la più grande, chiesa spagnoleggiante, bianca di calce, col cortile piastrellato. Chiuso da un muricciolo basso e quasi al centro - di fronte al portale d'ingresso, un pietrone come a sedile - ma guai a sedersi! In un dialetto indio guidato agitando il bastone, la guardia civica, vestiti militari, avanti e indietro e in largo, sbirciando e controllando che qualcuno non entrasse con una macchina fotografica o altri diabolici marchingegni nella chiesa. E sorvegliavano tutto il paese, cioè, il grande Zocalo, chè attorno alle casette, anche di paglia e fango, non c'era bisogno di alcuna polizia. Una delle guardie girava in motorino, faceva cerchio largo attorno agli stranieri. C'erano grandi croci verdi sulla collina circostante che, mentre guardavano il paese e la vallata, erano lì ad indicare le sorgenti, i punti d'acqua. Dov'era l'acqua, lì c'era una croce. Una croce ch'era una lampada, un faro e una bandiera. E dentro la chiesa, immagini e statue dei nostri Santi. Senonchè, gli indios, tenaci e intimoriti, cosa andavano a dire a quei Potenti che non riconoscevano, in quella stanza chiusa? Gli altari sì, ricordi di sacrifici, ma sotto il Cielo. E cominciò la Traduzione.
Il Sole, sì, il nostro Sole è come il vostro Dio, che ci dà tutto, ci ha dato tutto, ci dà la vita, il mais, ed ogni giorno dobbiamo onorarlo e ringraziarlo. Entrò così quel sole colorato, disegnato sulla calce assieme al Padre Eterno nella volta e ancora per ogni Santo si trovò una divinità della natura, per affiancare e per spiegare a poco a poco. Si consolarono di andare lì, nel tempio oscuro, a mischiare riti e preghiere e offerte. Ma la Chiesa non potè essere consacrata col Tabernacolo.
A Chamula, come pregavano, in quella Chiesa? Qualche santino, offerte, bevevano un po' di coca cola, mentre sussurravano, o zitte, dondolando anche le teste. Quel po' di coca cola, che strano! Forse per un poco di energia, carponi, quante vecchie, su un tappeto di paglia e aghi di pino.
Gli uomini quel giro semicircolare, dritti, composti. La statua della Madonna nera, carica d'oro e di chincaglierie, di quelle carte di denaro appuntate - consunte- con qualche spillo sulla veste.
A Chamula, non so di quelle donne e di quegli uomini, cosa capivano e volevano di quella religione, ma se gli dissero che il Bimbo nacque e poi giacque in una mangiatoia, certo questo a loro non parve strano. E dove metterli al caldo, quand'è d'inverno, quei fagottini, con qualche panno bianco, se non in mezzo al fieno odoroso? Un po' di fuoco davanti alle capanne. E tessi tante pezzette colorate alle bambine, per le giovani le cinte variopinte per l'amore, poggiate sui fianchi alle gonne lunghe un poco a ruota, che se ne vanno ad incontrare un fidanzato. Così, per strada, da lontano prima, giovanissime, si guatano con gli occhi neri, sempre un fratello, una sorella ancora scalza per la mano, vivi gli occhi, brilluccicanti - se non che ci passa quel velo di tristizia - come dei giorni di mercato - quell'inquietudine...



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