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Il terremoto di John Fante

Scritto da: Roberta il 24-04-2009 - 09:08 pm

Il rombo continuava. Mare e terra si gonfiavano come un tappeto galleggiante. Si lev˛ la polvere e si udý un rumore di crolli. Altre urla, poi una sirena. La gente si precipitava fuori dalle case. Grandi nuvole di polvere avvolgevano tutto. Sei stato tu, Arturo. Questa Ŕ la punizione per quello che hai fatto su quel letto.
I lampioni crollavano e gli edifici si sbriciolavano come biscotti. Urla, grida di donne, voci di uomini. Centinaia di persone sciamavano dagli edifici per sfuggire al pericolo. Sul marciapiede era distesa una donna, scossa dai sussulti. Un bambino piangeva. Rumore di vetri infranti, schegge dappertutto. La sirena dei pompieri, quelle delle ambulanze. Il suono dei clacson. Follia.
La grande scossa era finita, restavano quelle di assestamento. Dentro la terra il rombo non era ancora cessato. I comignoli si sbriciolavano, i mattoni cadevano e una polvere grigia di era depositata dappertutto. Altre scosse. Uomini e donne correvano verso uno spiazzo, lontano dagli edifici. Mi ci affrettai anch'io. Una donna anziana piangeva tra i volti pallidi. Due uomini trasportavano un cadavere. Un vecchio cane strisciava sulla pancia, trascinando le gambe posteriori. Alcuni corpi erano stati trasportati in un angolo dello spiazzo, accanto a una baracca, e giacevano lý, coperti da lenzuola macchiate di sangue. Un'ambulanza. Due ragazzine che si abbracciavano, ridendo. Guardai verso la strada. Facciate crollate, letti in equilibrio precario, bagni in vista e, per terra, macerie alte un metro. Gli uomini gridavano ordini. A ogni nuova scossa si tiravano indietro, attendevano, poi ricominciavano a lavorare.

Da "Chiedi alla polvere" di John Fante



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