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Notte 11 agosto

Scritto da: Roberta il 15-11-2017 - 09:38 pm

Luna di luce brillante
appare e scompare tra i boschi
scende la strada di notte
tra stelle perse
granelli sul lago profondo.

Vacche bianche abbagliate
dai fari tra tronchi e chiome
lente divine muovono
nel buio nel fruscio
chiarore indistinto.

Abbaiare del cane
le spinge a correre
una giovenca attraversa la strada
latte, panna sull’asfalto scivola
inciampi di zoccoli in fuga.

Stelle lucidano la volta e scendono
alla terra, ci comprendono avvolgono
attirano nel desiderio del grande
di pace silenziosa
musica di luce.


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Che Guevara

Scritto da: Roberta il 10-10-2017 - 06:30 am

Che Guevara del Novecento Cristo
rovescia tavole di Trimalcioni
parassiti e virus combatte
un canto innalza, un grido
del sangue della Terra
Oceani di lacrime
e annega in fiumi di petrolio.


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Atrio

Scritto da: Roberta il 03-10-2017 - 08:05 pm

Chiave che gira
fuga di un corridoio
nicchia del portiere
caselle nere bianche opache,
al filo appesa la lampadina
su una bicicletta abbandonata.

Finestra aperta sulle scale
in un cavedio di note.


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Ritornano

Scritto da: Roberta il 08-08-2017 - 09:39 pm

Infinite ore ogni giorno
piccole storie dilatano
e anni affollati, solitudini
strade e musica
libri e mura
mille volti e gesti
ritornano dal buio
dal silenzio.

Vita lunga di attimi
olio di noce sulle vernici
se apri gli occhi
gocciolano brillano
si nascondono
per tornare a sorprenderti.


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Dario Fo lo vedo lo sento

Scritto da: Roberta il 08-07-2017 - 07:04 pm

Dario Fo vedo bambino intrepido
sul carretto del nonno vendere ortaggi
occhi spalancati cogliere battute
tra i pescatori al lago storie esagerate
nel dialetto musicale di reti e pesci
sul treno entrare inventando aneddoti
trasformare personaggi
camuffato per salvare profughi con le sottane
approdare al Politecnico tra i Maestri
cimento con le matite.

Lo vedo nella maschera fissa
risata che seppellisce
sganascia, parola di sciabola occhi come frecce
braccia allungate al mondo
motore movimento in fieri
lo vedo.

Poeta giullare, corpo grande, voce amica
convincente o arrabbiata
contro ogni soperchieria, lo sento
cantare gioioso, ubriaco di febbre dello spettacolo
teso elastico nelle gambe di saltimbanco.

Dario Fo vedo immerso nei colori
prolungamento della testa
partorisce figure dal ventre
fantastiche e vive di realtà
sperimentata di giorno e notte
abbracciato con Franca
mila volte sul palco in fabbrica carceri
per le strade cappelli mantelli al vento
le urla gli amici tavolate in allegria sagace
l’ultimo inchino al pubblico
che ama di aver onorato.


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Estate

Scritto da: Roberta il 26-06-2017 - 07:48 pm

Di infinite ginestre grido giallo
corrono lungo i pendii
tra stoppie abbacinate
verde riposo dei boschi.

Quercia millenaria divina
rigogliosa acqua di fiume
vita di piante radici corolle
allegra compagnia
ristoro nella siccità.


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A Maccarese con Dada

Scritto da: Roberta il 08-06-2017 - 08:50 pm

Alla spiaggia bianca
mare in fermento e noi
quiete e l’interrotto dialogo
cielo di sole, io all’ombra.

Creme, morbide pacate
caldo che il vento diventa piacere
tempo sdraiate
dubbi in ironia
silenzio accanto.

Tamerici alla rena
al limitare cannizzi
onde rullano e acquietano
ritma il mare musica
tra noi delicata pace
intesa di conoscenza continua.


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L'Aniene a Subiaco

Scritto da: Roberta il 05-06-2017 - 09:17 pm

Ripa erbosa ombra di chiome
fiume snoda snello s'insinua
veloce sole filtra
riflette grigi sassi e verde
traspare.

Calura alle spalle
refoli d'aria d'acqua che muove,
immoto il prato
si stende verso fontane essiccate
pietrisco bianco nella canicola.

La forra umida di foglie
larghe generose
momentaneo refrigerio.


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Il fiume va

Scritto da: Roberta il 08-05-2017 - 09:33 pm

Inceppano crepiti di ramaglie
spezzate
sul greto dell’acqua
che salta i massi
riprende il suo letto il fiume
nella corrente verdi foglie
e rami di chiome inclinate
alle trasparenze alla frescura
a schizzi gorghi
al seguitar goccia goccia.


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Lago nel parco

Scritto da: Roberta il 07-05-2017 - 07:02 pm

Cerchi concentrici al lago i sentieri
nel prato betulle aceri tigli, sui dossi le siepi
largo un circolo alla vista di verdi toni
nel silente calpestio dei passi
attorno all’acqua scura tintillano gocce
di pioggia, folaghe con le nidiate frottano
a un ciuffo di canne, spuntano carapaci
di melmose tartarughe, cornacchie sorvolano
i prati macchie di ali nere frusciano.

Attrezzi legnosi di ginnico invito
e giochi gialli e rossi per bimbi
all’incantamento dell’ambiente lacustre
grigiazzurro nel cielo nuvolo
-piana d’erba di alberi punteggiata
l’acqua ferma che indugia i riflessi-
riportano l’impronta urbana,
passeggiatori con cani che sfuggono abbaiano,
sportivi con le racchette in marcia,
un bar con grandi ombrelloni marrone
invita a un rinfresco, alle sedie
a crocchiare patatine, discorrere
e tornare poi al parcheggio
riprendere l’asfalto, alle spalle
un’ora di quiete.


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Punta Aderci-Punta Penna

Scritto da: Roberta il 21-04-2017 - 01:37 am

Dune la sabbia corona
di alte erbe la baia
verde il mare agitato
alghe bagnate dal sole
riva lunga di rami spezzati
freddo il vento e leggero
profili di nude capanne.

Si cammina al promontorio boscoso
proteso alle onde alte
bianche di frange
al vento che terge celeste il cielo
solleva ondate alla scogliera
muove sulla rena il fogliame,
immersi nel brivido della natura.


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Un nuovo vento

Scritto da: Roberta il 05-04-2017 - 09:45 pm

Negli occhi riflesso
il tuo sgomento
rifletto la domanda
di aiuto, nodo di destino
la vita quotidiana
prove di resistenza.

Alziamo il volo
come colombe
nei becchi l’ulivo
scendiamo in piazza, in spiaggia
con orme costanti
un nuovo vento libra lo slancio.


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Respiro col cuore

Scritto da: Roberta il 28-03-2017 - 01:16 am

Toni di rosso nel mosaico in alto sulla facciata di marmo bianco del Tempio malatestiano che si innalza lucente stupore nel pomeriggio di marzo a Rimini.
Apre respiro saldo sull’erba lo slancio nella geometria dei negozi della strada che viene da incroci squadrati, decumani, via Flaminia ed Emilia, grande Piazza intorno alla quale il paese circola di passeggio di giovani a frotte.
All’interno del Tempio Sigismondo domina in una navata di austera verticalità, dove le cappelle sono limitate da sculture minute di marmo bianco, colonnine, simmetrie, accolgono una Pietà in miniatura in campo azzurro e stellato, un affresco di Piero della Francesca, tesori custoditi tra altri senza sfarzo, nella purezza della classicità.
Nel centro della movida colori di negozi in una continuità senza soluzione, variegata di abbigliamento alla moda, caffè, librerie, souvenir, ristoranti.
All’Arco romano il prato è una piazza dove ragazze e ragazzi sostano, si danno appuntamento, aspettano autobus al ponte che cavalca il fiume-canale, alle panchine che sono snelle barche di legno.
Il ponte di Tiberio, del 14 d.C., è all’estremo opposto del lungo Corso, una pietra antica così possente che ancora le automobili lo attraversano sopra il fiume. Fotografo Pino al lato, mi sembra di cogliere una somiglianza con Giulio Cesare, guarda il parco acquatico sottostante che si estende di prati dove i bambino giocano.
Nella Piazza medievale la fontana della Pigna è un ricamo ai piedi del grande palazzo rettangolare del Municipio di mattoni con le torri merlate. Motociclette e sidecar di collezioni d’epoca creano l’atmosfera di un film anni ’60, nella sera mondana del sabato mentre centinaia di persone siedono nei bar per l’aperitivo, ai tavolini nelle piazzette e nei vicoli in conversazione, tra luci di negozi di trucchi e bigiotteria, antiquariato, gioielli, scuri interni di pub, angoli di fiori.
Sulla circonvallazione domina il Castello di Sigismondo, mole di torri gigantesche in restauro, imbrigliato come transatlantico prima del varo, fronteggiato dal teatro in costruzione Fellini, che è ricordato in mille insegne. Si aprono trattorie e ci fermiamo a “La mi mama” a mangiare qualcosa di pescato nell’Adriatico , tra tavolini di legno assiepati in un enorme stanzone allegro,tra la musica canzoni dei Beatles, pareti che appaiono una tinteggiatura in corso, camerieri alla mano, un po’ di fretta per la pressione della clientela numerosa.
Per rientrare nell’Hotel dobbiamo digitare un codice. All’arrivo alle tre del pomeriggio era chiuso e il tassista che ci aveva accompagnato ci aveva lasciato attoniti davanti alla porta a telefonare. E’ tornato poco dopo dicendo di aver rintracciato il proprietario che sarebbe arrivato presto, intanto ha digitato un codice su una tastiera sul muro e ci fatto entrare nella hall. Miracolo del turismo romagnolo.
Domenica mattina alla marina. Arrivo alla fontana dei quattro cavalli. Da tuffarsi e saltare. Tra alberghi liberty e tanti alberi, erba e pratoline. Il Grand Hotel come una reggia bianca ornata di pinnacoli oltre alte inferriate, giardini di oleandri e palme, andirivieni di ospiti e camerieri, si erge sul lungomare a vedetta con le bandiere al vento.
Entriamo nel viottolo di uno stabilimento chiuso tra cabine e marmittoni, giochi di plastica, piante rovinate dall’inverno, qualche operaio che ridipinge, tubi e teloni che coprono forme indistinte. Tra un bagno e l’altro spazi con qualche sedia di plastica dove turisti sostano, qualcuno che si toglie la maglia, bambini vanno avanti e indietro tra assi di legno, mattoni, si inerpicano sulle dune che portano al mare.
Pino si sdraia a prendere il sole su una panca, mi incammino verso la riva. La spiaggia è grande, la sabbia vicino all’acqua ha riflessi d’oro, l’aria è fresca di un venticello soleggiato. Molti passeggiano, cani corrono, vola sul mare un parapendio blu.
Al porto-canale moltissime imbarcazioni, saliamo al molo dove è in preparazione un’esercitazione di salvataggio. Cammino i massi fino alla punta e scopro la riviera nelle due direzioni lunghissima, saluto sbracciandomi Pino che mi aspetta con la valigia rossa mentre un operatore Rai lo riprende chissà perché.
C’è sole vento tanto mare tutto intorno. Respiro col cuore.


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Mago Zurlì il Principe papà

Scritto da: Roberta il 24-03-2017 - 09:23 pm

Mago Zurlì era Il Principe papà delle bimbe e dei bimbi che cantavano allo Zecchino d’oro , proteggeva con lo sguardo, non li prendeva in giro, scherzava ma non li metteva in ridicolo, li faceva sentire importanti nel loro piccolo ruolo, nella parte giusta di un gioco canoro. Domandava di un fratellino, della mamma, di una compagna dispettosa, entrava nel mondo del bambino e non lo gettava nel panico del divo. Ha contribuito a creare l’antidivo Richetto imbranato, simpaticissimo nella sua ignoranza e furberia, una macchietta da Commedia dell’arte, il furbo-sciocco, e discuteva con Topo Gigio che rappresentava la meraviglia – ma coosa mi dici maaiii??!!- e l’arguzia, la malizia, a volte come il Grillo parlante di Pinocchio.
Mago Zurlì è stato tenerezza e gioco, sorriso, pomeriggi di belle canzoni che hanno accompagnato l’infanzia di generazioni, un mantello di stelle che ha allargato i confini del cielo dei bambini italiani e non solo.


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Respiro di bellezza

Scritto da: Roberta il 23-03-2017 - 09:37 pm

Respiro di bellezza
anela l’occhio lo spirito
forme che ordinano
il pensiero innalzano
la fantasia colori spazi
ritmi melodie armonizzano
mente e sangue
passo e sostare
a rimirare
sentiero e radura
roccia, vetta
piazza e volta affrescata
organo vibrante, violini
orizzonte e onda.


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